GENDER GAP IN ARCHITETTURA: DONNE SVANTAGGIATE PER REDDITO, CONTRATTI E MANSIONI

E’ sempre interessante scoprire quando i fatti di mobbing  ( o genericamente di discriminazioni) vengono calati in specifici settori professionali: questa volta sono le architette, laureate ma sminuite perché donne. L’indagine condotta offre una panoramica ricca di dati statistici.

Fonte: www.edilportale.com – indagine “La condizione femminile nell’architettura italiana” condotta dal Consiglio Nazionale degli Architetti, Pianificatori, Paesaggisti e Conservatori (CNAPPC tramite Format Reasearchc-carticolo di Rossella Calabrese – 5 marzo 2025

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https://www.edilportale.com/news/amp/2026/03/professione/gender-gap-in-architettura-donne-svantaggiate_109398_33.html

Sintesi della redazione Risorsa

La professione di architetto,  vede 154.117 iscritti all’Albo Unico, si compone di70.473 donne e 83.644 uomini. L’indagine è stata condotta negli ordini territoriali e per classi di età. La retribuzione delle architette, sia nel lavoro dipendente che in quello autonomo, rimane arretrata rispetto ai colleghi. Quelle che si collocano nella fascia più alta (oltre 60mila euro) sono solo il 2,4% mentre per gli uomini si raggiunge oltre il 6%. La situazione è più grave nel comparto del lavoro autonomo dove, mentre gli uomini che raggiungono la fascia più alta di reddito sono poco meno del 20%, le donne raggiungono appena il 7,6%. Anche nei redditi più bassi le donne sono maggiormente svantaggiate. Si posizionano nelle fasce di reddito più basse il 18,2% delle iscritte autonome intervistate, mentre nella stessa fascia gli uomini sono solo il 14,9%.2.  La rilevazione – i cui dati sono stati incrociati con quelli dell’ISTAT, del Ministero dell’Università e della Ricerca, di Almalaurea e di Inarcassa – è stata effettuata su un campione di 2.   La percentuale di donne che affermano di aver subito discriminazioni si attesta, nel lavoro dipendente, al 68, 4%, contro il 37, 1 % degli uomini con un balzo nel lavoro autonomo: 78% contro solo il 28% tra gli uomini. Per quanto riguarda la tipologia di discriminazioni quella di percepire una retribuzione inferiore rispetto ai colleghi raggiunge, nel lavoro dipendente, il 46,8% del campione.  Non mancano difformità di trattamento, sempre nel lavoro dipendente, legate a mansioni, inferiori o inappropriate rispetto a inquadramento contrattuale e qualifica, e forme di discriminazione come mobbing e mancato accesso a congedi e permessi dei quali si ha diritto.  Diversa la situazione nel lavoro autonomo dove la principale discriminazione percepita è quella retributiva insieme al mancato riconoscimento, o alla diversità di trattamento, nel 41, 26 dei casi, delle donne rispetto agli altri professionisti del settore.   Sui motivi della discriminazione subita, non si riscontrano differenze tra lavoro dipendente e quello autonomo: sono l’85% del campione nel lavoro autonomo a percepire di essere penalizzate in base al loro genere, e il 78, 9% delle professioniste dipendenti.   Alcuni responsabili  del CNAPPC, hanno sottolineato: “La questione di genere è innanzitutto un tema culturale che, al di là dei passi avanti raggiunti nel contesto istituzionale , richiede uno sforzo collettivo e capillare che passa attraverso l’educazione e la prevenzione. L’azione del CNAPPC in questi anni è stata quella di monitorare le disuguaglianze e mettere in atto azioni per il superamento dei gap esistenti. Va sottolineato che il preambolo del nuovo Codice deontologico degli APPC, in vigore dal 2024, oltre a riconosce l’importanza della parità di genere nell’ambito dell’architettura, impegna il professionista a promuovere un ambiente di lavoro inclusivo e rispettoso, in cui uomini e donne abbiano le stesse opportunità di crescita e di realizzazione professionale, a combattere ogni forma di discriminazione di genere e a promuovere la diversità come valore aggiunto”.  “Serve il superamento dei pregiudizi che ostacolano il pieno riconoscimento del merito e un riequilibrio dei carichi familiari che va affrontata dal punto di vista culturale e normativo. Il tema delle pari opportunità è infine una questione di diritto alla rappresentanza.. La modifica al regolamento elettorale degli Ordini territoriali degli APPC ha garantito questo diritto innalzando il numero dei Consiglieri in relazione alla presenza femminile delle iscritte all’Albo.   Donne maggioranza nei corsi di laurea in Architettura. Dal  questionario emerge, dunque, come le difficoltà affrontate dalle donne siano di natura contributiva, contrattuale e mansionaria nonostante i dati del MUR rilevino, ad esempio, un sensibile aumento delle donne iscritte ai corsi di laurea in Architettura che ad oggi rappresentano il 53,9% del totale dei nuovi iscritti, mentre gli uomini sono il 46,1%. Non solo. Secondo gli ultimi dati di Almalaurea, le studentesse conseguono risultati importanti anche nelle performance educative.  Raggiungono posizioni migliori rispetto agli universitari di sesso maschile con un’età alla laurea più bassa (26,1 anni contro 26,8), una maggiore percentuale di laureati in corso (39,9% rispetto il 36,8%) ed una maggiore frequenza alle lezioni universitarie (la percentuale di ragazze che frequentano oltre il 75% delle lezioni si attesta al 86,2% mentre nei ragazzi si ferma all’ 83,6%); si laureano con voto di laurea più alto e con una media voto agli esami migliore dei loro compagni maschili, possono vantare maggiori esperienze di studio internazionali.  Nonostante le migliori performance ed una maggiore elasticità ad approcciarsi nel mondo del lavoro, il tasso di occupazione ad un anno dal conseguimento del titolo è infatti significativamente più basso per le donne rispetto agli uomini, per qualsiasi tipologia di titolo conseguito nell’ambito dell’architettura. Complessivamente il gap è di oltre 3 punti percentuali: 64,5% delle studentesse contro il 67,9% degli studenti.   A parità di professione, infatti, le donne registrano un reddito medio nettamente inferiore rispetto ai colleghi uomini. Secondo i dati Inarcassa una professionista guadagna, mediamente, 24.421 euro, il 26% in meno rispetto ad un suo collega uomo. Nelle regioni settentrionali, sia del Nord-Ovest che del Nord-Est, i livelli reddituali medi si avvicinano ai 40.000 euro, mentre il Sud e le Isole registrano livelli reddituali nettamente inferiori: il Sud si ferma a 25.079 euro, mentre le Isole dichiarano un reddito medio pari a 26.736 euro.  In ogni macroarea, oltre alla disparità territoriale i redditi medi delle donne si posizionano a livelli più bassi rispetto a quelli dei colleghi uomini. Per esempio, un architetto uomo, al Sud Italia, dichiara mediamente un reddito di 29.375 euro, una donna, invece, con la stessa qualifica professionale, ne dichiara 17.606 euro.