{"id":2515,"date":"2026-03-11T09:18:27","date_gmt":"2026-03-11T09:18:27","guid":{"rendered":"https:\/\/www.risorsamobbing.it\/risorsa\/?p=2515"},"modified":"2026-03-11T09:20:13","modified_gmt":"2026-03-11T09:20:13","slug":"mobbing-lazienda-non-paga-i-danni-se-dimostra-la-vigilanza","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.risorsamobbing.it\/risorsa\/2026\/03\/11\/mobbing-lazienda-non-paga-i-danni-se-dimostra-la-vigilanza\/","title":{"rendered":"MOBBING: L\u2019AZIENDA NON PAGA I DANNI SE DIMOSTRA LA VIGILANZA"},"content":{"rendered":"\t\t<div data-elementor-type=\"wp-post\" data-elementor-id=\"2515\" class=\"elementor elementor-2515\">\n\t\t\t\t<div class=\"elementor-element elementor-element-2053276 e-flex e-con-boxed wpr-particle-no wpr-jarallax-no wpr-parallax-no wpr-sticky-section-no wpr-column-slider-no wpr-equal-height-no e-con e-parent\" data-id=\"2053276\" data-element_type=\"container\" data-e-type=\"container\">\n\t\t\t\t\t<div class=\"e-con-inner\">\n\t\t\t\t<div class=\"elementor-element elementor-element-f2ad395 elementor-widget elementor-widget-text-editor\" data-id=\"f2ad395\" data-element_type=\"widget\" data-e-type=\"widget\" data-widget_type=\"text-editor.default\">\n\t\t\t\t<div class=\"elementor-widget-container\">\n\t\t\t\t\t\t\t\t\t<p>Un\u2019 interessante sentenza della Corte di Cassazione circa la responsabilit\u00e0 risarcitoria verso il dipendente che pu\u00f2 gravare anche solo sulla persona fisica che ha portato avanti condotte vessatorie. \u00a0Vengono esaminati gli specifici casi.<\/p><p>Fonte: <a href=\"http:\/\/www.pmi.it\">www.pmi.it<\/a> \u2013 articolo\u00a0 di Teresa Barone\u00a0 &#8211; 23\/2\/2026<\/p><p>Link all\u2019articolo completo:<\/p><p>https:\/\/www.pmi.it\/economia\/lavoro\/488469\/mobbing-responsabilita-esclusiva-vessatore.html<\/p><p>Sintesi della redazione Risorsa<\/p><p>\u00a0<\/p><p>In caso di mobbing sul posto di lavoro, la responsabilit\u00e0 risarcitoria pu\u00f2 ricadere sull\u2019esecutore materiale della condotta vessatoria invece che sul datore di lavoro, purch\u00e9 l\u2019azienda dimostri di aver esercitato potere di controllo e adottato tempestive misure correttive. Lo ha affermato la Corte di Cassazione con la sentenza n. 3103 del 12 febbraio 2026, che traccia un confine netto tra il potere direttivo e la colpa civile individuale. Non c\u2019\u00e8 automatismo nella responsabilit\u00e0 risarcitoria della societ\u00e0 per le vessazioni messe in atto dai superiori gerarchici. Gli Ermellini hanno stabilito che il mobbing attuato da un dirigente non ricade sul patrimonio aziendale se la propriet\u00e0 dimostra di aver monitorato l\u2019ambiente di lavoro e di aver attivato tempestivamente misure correttive per tutelare l\u2019integrit\u00e0 psicofisica della vittima.<\/p><p>Il fulcro della decisione risiede nell\u2019interpretazione dell\u2019obbligo di sicurezza gravante sulla propriet\u00e0. La Suprema Corte chiarisce che la responsabilit\u00e0 ex Articolo 2087 del Codice Civile non configura una forma di responsabilit\u00e0 oggettiva per ogni illecito commesso dai sottoposti, ma presuppone una violazione specifica dei doveri di tutela dell\u2019integrit\u00e0 psicofisica. Nel caso esaminato, la responsabilit\u00e0 dell\u2019azienda \u00e8 stata esclusa poich\u00e9:<\/p><ul><li>il datore di lavoro ha dimostrato di aver attuato un monitoraggio costante sull\u2019operato della funzione direttiva;<\/li><li>le misure correttive sono state introdotte immediatamente dopo le segnalazioni della dipendente per neutralizzare l\u2019ambiente ostile;<\/li><li>le condotte vessatorie del dirigente sono risultate del tutto estranee alle esigenze organizzative o produttive della societ\u00e0;<\/li><\/ul><p>&#8211; l\u2019esecutore materiale ha agito con una finalit\u00e0 persecutoria individuale, non riconducibile al potere gerarchico delegato dalla propriet\u00e0.<\/p><p>La decisione della Cassazione definisce un modello replicabile per la gestione dei rischi legali legati allo stress correlato e ai conflitti interni, che possono sfociare il mobbing. Perch\u00e9 l\u2019azienda possa beneficiare dell\u2019esonero risarcitorio non basta la semplice ignoranza dei fatti ma occorre anche la prova di un intervento attivo. La sentenza stabilisce che:<\/p><p>la vigilanza debba essere documentata tramite procedure interne di audit o sistemi di segnalazione sicuri (whistleblowing);<\/p><p>il risarcimento del danno biologico e professionale gravi solo sul dirigente qualora la condotta sia una deviazione arbitraria dalle direttive aziendali;<\/p><p>l\u2019obbligo di tutela si consideri assolto quando il datore di lavoro interviene con sanzioni o spostamenti d\u2019ufficio per interrompere la persecuzione;<\/p><p>la prova liberatoria sia centrata sulla dimostrazione che l\u2019evento dannoso non sia stato agevolato da carenze organizzative imputabili all\u2019azienda.<\/p><p>In sintesi, la sentenza n. 3103\/2026 rappresenta una garanzia per le imprese che investono in sicurezza e benessere organizzativo<\/p>\t\t\t\t\t\t\t\t<\/div>\n\t\t\t\t<\/div>\n\t\t\t\t\t<\/div>\n\t\t\t\t<\/div>\n\t\t\t\t<\/div>\n\t\t","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Un\u2019 interessante sentenza della Corte di Cassazione circa la responsabilit\u00e0 risarcitoria verso il dipendente che pu\u00f2 gravare anche solo sulla persona fisica che ha portato avanti condotte vessatorie. \u00a0Vengono esaminati gli specifici casi. 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La sentenza stabilisce che: la vigilanza debba essere documentata tramite procedure interne di audit o sistemi di segnalazione sicuri (whistleblowing); il risarcimento del danno biologico e professionale gravi solo sul dirigente qualora la condotta sia una deviazione arbitraria dalle direttive aziendali; l\u2019obbligo di tutela si consideri assolto quando il datore di lavoro interviene con sanzioni o spostamenti d\u2019ufficio per interrompere la persecuzione; la prova liberatoria sia centrata sulla dimostrazione che l\u2019evento dannoso non sia stato agevolato da carenze organizzative imputabili all\u2019azienda. 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