MONDO DEL LAVORO ED ENCICLICHE SOCIALI – PARTE I°

Sono argomenti e mondi così distanti? La domanda viene spontanea dalla lettura di un testo recente: “Rerum novarum – lettera enciclica sulla questione sociale”, la prima di una lunga serie che, da Papa Leone XIII giunge fino ai nostri giorni riguardo alla questione sociale, cioè sul mondo del lavoro e sulle sue diseguaglianze, temi su cui, più modestamente, si occupa Risorsa. L’introduzione è di Aldo Cazzullo ed è questa che sintetizziamo di seguito, mentre rimandiamo alla parte II° un breve excursus sulle altre. Non prima però di aver fatto una considerazione sul nuovo Papa Leone XIV. Quando fu eletto il Papa nordamericano e “sibi imposuit” il nome di Leone pensai subito al primo Leone, quello che fermò Attila e che forse oggi potrebbe fermare i vari Attila che insanguinano il mondo.. Spero che, terminata l’emergenza delle guerre, questo aspetto del nuovo pontificato venga alla luce e sviluppi i concetti che furono alla base di tutte le altre encicliche sociali, rivisitandoli alla luce della società “digitale”, in cui Papa Prevost si trova ad operare.
Fonte: “Rerum novarum – lettera enciclica sulla questione sociale” – libreria editrice vaticana – con introduzione di Aldo Cazzullo. Link al testo:

https://www.lafeltrinelli.it/rerum-novarum-lettera-enciclica-sulla-libro-leone-xiii/e/9791259855138?gad_source=1&gad_campaignid=17339121055&gbraid=0AAAAAD-Pe5wWQm

Sintesi della redazione Risorsa a cura di Ferdinando Ciccopiedi – Vice Presidente Risorsa

LEONE XIII : LA RERUM NOVARUM – 1891

La questione sociale ed operaia
L’enciclica affronta questo grave problema nel tempo delle prime rivoluzioni industriali. Leone XIII rifiuta il conflitto tra capitale e lavoro e invoca la via della solidarietà. I valori della sussidiarietà consentono uno sviluppo che parte dal basso, grazie allo spirito della cooperazione nei vari campi. Nella sua illuminante introduzione, Aldo Cazzullo afferma che il successore (nel nome) di Leone XIII dovrà parlare non più di socialismo e capitalismo, ma di rivoluzione digitale e intelligenza artificiale – come ha già accennato nel primo giorno del suo pontificato -. Diversi sono i tempi: a fine ‘800 le condizioni di vita erano più difficili di oggi: la salute e l’aspettativa di vita erano più precarie, donne e bambini erano senza diritti, pochi godevano di diritti politici. Cominciava ad esistere la tecnologia, ma immense ricchezze non venivano redistribuite e finivano nelle mani di pochi. Allora come oggi, l’effetto era un aumento dell’ansia, se non della qualità della vita. Se gli operai delle fabbriche vedevano nelle macchine la loro condanna, il ceto medio vede distrutti da Chat GPT lavori qualificati come quelli in banche, studi professionali, avvocati, giornalisti. Rimangono i lavori di cura alle persone, lasciati volentieri ai migranti, soggetti a loro volta ai mercanti di uomini. Così è una lotta tra poveri per la casa, l’asilo nido, l’ospedale, per non parlare di diritti negati, fino a quando saremo sostituiti da robot, meno costosi e che non si ammalano sul lavoro. Il pericolo è che, in politica, la democrazia venga sostituita da tecnocrati o, peggio, da populisti: è quanto già accaduto con l’attuale plutocrate Presidente USA, che si trova fortunatamente ad avere come oppositore il Papa nord-americano con studi agostiniani ma con esperienza di missionario in sud America, ben accetto dai proprietari texani come dagli afro-americani delle periferie cittadine. Si può considerare una rivoluzione moderna, come quella di Leone XIII era stata la rivoluzione del primo Papa senza potere temporale nell’Italia unita.
Le basi della dottrina sociale cristiana e la centralità del lavoro
Nella “Rerum novarum” , spiega Cazzullo, il Papa tentò di conciliare la cristianità con la modernità. Di fronte allo sviluppo di capitalismo e socialismo e all’incapacità della politica, propose l’intervento della società civile (vedi le associazioni) dove la comunità sopperisce alla latitanza dello Stato e dei padroni, che, oltretutto si sforzano di falsare i giudizi e di manipolare la popolazione – notazione quanto mai attuale – anche se mezzi manipolatori quali comizi, giornali e radio sono stati sostituiti dalla televisione e da una manovalanza digitale che opera volgarmente sui social o con l’intelligenza artificiale, in grado di influenzare addirittura le elezioni politiche di altri paesi. Tornando a quello che più ci interessa oggi, affermò Papa Leone che il mezzo universale per provvedere alla vita è il lavoro: come non pensare alla nostra “ repubblica democratica fondata sul lavoro” espressa in Costituzione! Ma c’è di più, e citiamo testualmente: “Come l’effetto appartiene alla sua causa, così il frutto del lavoro deve appartenere a chi lavora” . Peccato che oggi, dice Cazzullo, un liberalismo sfrenato, non un sistema socialista, generi regimi oligarchici, dove la ricchezza si concentra nelle mani di pochissimi, in grado di bruciare miliardi con attività finanziarie e non con quelle dell’ l’economia reale, cancellando proprietà privata, benessere e futuro della maggioranza, che, per ironia, magari vota per i miliardari. A fine ‘800 era invece giusto, come affermava Leone XIII, raccomandare agli operai il gusto del lavoro ben fatto e il rifiuto di atti violenti verso i datori di lavoro e a questi ultimi il rispetto della dignità umana e di non abusare dei sottoposti a scopo di guadagno, ma riconoscendo l’evangelica “giusta mercede”. Essere ricchi non è una colpa, ma bisogna prestare attenzione all’uso che del patrimonio se ne fa, ponendosi come obbligo morale la carità. Il rifiuto dello sfruttamento dell’uomo sull’uomo veniva per la prima volta pronunciato da un capo religioso e Cazzullo si immagina cosa succederebbe se la Rerum novarum finisse in mano ai moderni padroni della Rete, agli speculatori dei bitcoin, ai furbi dei paradisi fiscali, agli sfruttatori dell’ambiente: probabilmente i meni insensibili tra loro si interrogherebbero sul senso del loro agire. Per tutto ciò – conclude l’ introduzione – c’è bisogno di rifondare l’etica sociale, tra i concetti decisivi da cui è nata la Costituzione italiana
Dalla famiglia allo Stato
“La famiglia è una società piccola, ma vera” – scrive Leone XIII – Ma quando il capofamiglia non basta deve intervenire lo Stato e, poiché ciascuna famiglia è parte del corpo sociale, questo deve preoccuparsi in particolare della classe operaia, non contrapponendola ai capitalisti, ma costruendo la concordia sociale tra due classi egualmente importanti, che possono quindi essere in equilibrio con l’apporto dei principi del cristianesimo, specialmente quello della fraternità.. Cazzullo rileva che nella sua prima omelia, Leone XIV ha proprio affrontato questo tema.
Governi, capitalisti, lavoratori
Scriveva Leone XIII che la rivoluzione industriale di inizio ‘900 aveva prodotto una divisione della società in due caste: una strapotente e ricca, l’altra composta da una moltitudine misera e debole “dall’animo esacerbato e pronto sempre a tumulti”. Cazzullo commenta che oggi “l’animo esacerbato” è rimasto, ma i “tumulti” sono dormienti, come ubriacati dalla tecnologia che distrae dalle cause dei veri problemi. La protesta popolare è meno razionale (vedi cultura woke), i politici cercano capri espiatori (gli immigrati) o si inventano “dittature delle minoranze”. E’ una società parcellizzata per la quale già l’antidoto era stato individuato, nell’enciclica, nelle associazioni, nelle società di mutuo soccorso, nelle istituzioni: “destinate a prendersi cura dell’operaio, della vedova, degli orfani, delle vittime di infortuni, d’infermità e di “altro umano accidente…” Nelle conclusioni dell’enciclica il Papa esortava i governanti a “scrivere buone leggi e saggi provvedimenti”, i capitalisti ad avere “sempre presenti i loro doveri”, i proletari a fare “nei limiti del giusto, quanto possono” A fronte di queste indicazioni, la Chiesa ha il compito di “non far mancare mai e in nessun modo l’opera sua”. L’eredità di questi principi, individuati da Aldo Cazzullo nel commento della Rerum Novarum”, è molto misera. La politica è in declino, anche perché la partecipazione alla vita pubblica (elezioni e non solo) è bassa. I capitalisti non sono più impegnati a dare agli operai salari dignitosi, poiché fanno soldi con altri soldi e non con prodotti da comprare; se poi non sono padroni ma manager, ricevono bonus se fanno arricchire gli azionisti licenziando le persone, abbassando i costi aziendali. Il Vangelo, antidoto contro l’orgoglio e l’egoismo, non è un bisogno primario, come tutti gli aspetti della spiritualità. Tuttavia l’inizio del pontificato del nuovo Leone fa ben sperare che, sulla base dei semi gettati dal suo predecessore omonimo, possa cessare ogni dissidio e tornare la pace. La speranza di Cazzullo è anche la nostra !

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